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Se io posso suonare in una band...tutto il mondo può suonare

Aperto da futech, 09 Ottobre, 2017, 03:40 PM

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robland

Intanto direi di usare il tempo che si è liberato dal gruppo per le lezioni e soprattutto per lo studio post lezione. È una bella occasione per fare un salto e ampliare il range delle band appetibili.

Santano


Ho trovato molto divertente la disanima di questo giovane ragazzo e il modo in cui si pone. Chiaramente con un linguaggio adatto ai nostri tempi

Donatello Nahi

Citazione di: Santano il 18 Aprile, 2026, 01:57 PM

Ho trovato molto divertente la disanima di questo giovane ragazzo e il modo in cui si pone. Chiaramente con un linguaggio adatto ai nostri tempi

Mah... devo dire che l'analisi è lucida e mi pare vicina alla realtá... soprattutto quando parla della mancanza della noia e di tutti gli stimoli che portavano i ragazzi ad unirsi, formare band, suonare... o fare altro che non fosse passare inutilmente tempo a scrollare inutili video, short peraltro, su tik tok o qualunque altra roba.... insomma le mie riflessioni sono 2... poveri ragazzi di oggi chissá che fine faranno  :laughing: ... e poi, ma quanto è superficiale l'animo umano se per essere stimolati abbiam bisogno della propaganda di media ed in generale, la societá che ci circonda... per essere invogliati a fare delle cose, senza riuscire a capire , da soli, quello che vogliam fare veramente

Jessie_Greg_Music

E' vero, una disanima davvero interessante e soprattutto lucida fatta da un ragazzo, sui ragazzi.
"La tecnica non conta, io mi occupo di emozioni" (Jimmy Page)


robland

Il video mi è molto piaciuto (molto simpatico il ragazzo) ma non condivido i contenuti, non me ne abbiate. Le reputo argomentazioni molto marginali rispetto all'entità del problema.
Volendo potete fermarvi qui. Se invece vi volete beccare lo spiegone sociologico di come la vedo io (ma tanto lo sapete già), mi dilungo qui sotto:


Il problema per me è sempre lo stesso. Manca la macchina economica che crea figure iconiche a cui poi i ragazzi si ispirano scegliendo uno strumento e sognando a occhi aperti.
Ad oggi iniziare a suonare è come praticare l'arte di tessere i cestini di vimini: una cosa avulsa dal presente.
Quando esisteva quella macchina discografica, i chitarristi più talentuosi erano posti nelle condizioni non solo di costruirsi una discografia, ma anche di ottenere enorme visibilità, popolarità, successo, persino idolatria, o comunque forte desiderio di emulazione.
Quando accade questo la musica diventa un ingrediente non secondario della vita sociale, della dinamica di una società. E fino alla fine del XX secolo è andata così.
Si metteva su un gruppo perché la società occidentale era talmente piena di musica da vivere collettivamente (radio, tv, riviste, negozi di cd, teatri, stadi, club, pub, festival famosi, stereo, giradischi) che tutti i giovani venivano bombardati di input e chi voleva intraprendere la strada del suonare poteva alimentare la sua passione con una valanga di materiale senza andare troppo a scavare. A 13 anni ho acceso la TV a casa di mio zio su un canale a caso e c'era una band a me sconosciuta che poi ho scoperto essere i Guns n Roses (era il video di Patience). E dopo qualche mese se andavi a una festa di compleanno non si parlava d'altro che di loro (che erano esplosi e li trovavi anche in edicola o nel diario della compagna di classe), così come del nuovo album dei Queen o degli AC DC. Oggi non è così. Non suonavo ancora e non avevo ancora gusti musicali eppure la musica mi aveva raggiunto in modo invasivo.
A scuola, alle medie, qualcuno - non ricordo neanche più chi - mi mise in mano una mega raccolta dei Beatles e il primo album di Jovanotti. Al compleanno fioccarono vinili regalati (De Gregori, Bruce Hornsby, Springsteen ecc.). Ce n'era a tonnellate e nemmeno avevo iniziato ad essere appassionato. Ma non è l'abbondanza il punto (su Spotify e su YouTube c'è l'infinito). Il punto è che aveva importanza! 1- Aveva importanza perché lo compravi, quindi lo ascoltavi più volte. 2- Ed aveva importanza anche se non lo compravi e ti facevano una copia di una cassetta, perché vedevi coinvolte e appassionate molteplici persone che stimavi e quindi ti facevi influenzare in una catena di contagi. Non erano artisti che sparivano dopo una settimana: ritrovavi copie degli album a casa della gente, sulle riviste, in tv e anche nel più infimo negozietto di musica.
E allora è ovvio che passando davanti alla vetrina del negozio di strumenti vedevi qualcosa che ti faceva spalancare gli occhi e sognavi di suonare, avere una band. Perché volevi essere come quei ragazzi che avevi visto in un garage suonare i brani di quei tizi che avevi visto in tv, ascoltato per radio o su disco, o di cui avevi letto su una rivista o di cui ti aveva parlato uno o più amici.

Sì, è vero i social e tutto il resto. Non nego che siano argomentazioni verissime, ma le reputo molto marginali rispetto al crollo di quella colossale macchina che dietro un compenso economico ti dava un prodotto artistico da portare a casa e assorbire sognando di essere il batterista, il chitarrista, il sassofonista, il cantante ecc.

Oggi questa cosa si è non dico azzerata, ma assai ridimensionata. Per noi adulti Slash non è un Matusalemme, ma uno degli ultimi guitar hero. Per la stragrande maggioranza dei giovani è un personaggio sconosciuto o antico. Figurarsi Jimmy Page. Figuriamoci Muddy Waters. Non solo per loro sono antichi ma sono eroi di un mondo che per loro non esiste.
Perché anche per me Benny Goodman è antichissimo, ma ha in comune qualcosa con i Sepultura, tanto per fare nomi a caso e diversissimi: entrambi erano presenti con i loro album nel negozio di musica, entrambi li potevi trovare nella stessa rivista di musica che magari recensiva la ristampa di Goodman e l'ultimo album dei Sepultura.
Invece nel XXI secolo c'è una cesura netta, perché quella macchina è crollata sotto l'effetto della gratuità della fruizione e quindi della scomparsa della figura iconica per le nuove generazioni. A quel punto un'intera arte retrocede di importanza, si prosciuga e finisce sottoterra: devi scavare nelle nicchie per trovarla, e ne usufruisci insieme a un gruppo di adulti carbonari ancorati al XX secolo.

Quindi per me è assai scontato che metter su una band non sia proprio un'impellenza per un adolescente del XXI secolo. Per loro è tanto una cosa figą quanto poteva esserlo per me da adolescente mettere su un quartetto d'archi o tessere cestini di vimini.