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JAMBLE Cafè => Artisti : Gruppi e Musicisti => Discussione aperta da: Moreno Viola il 30 Marzo, 2014, 09:43 PM

Titolo: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 30 Marzo, 2014, 09:43 PM
L'altra sera con i ragazzi del gruppo, non ricordo per quale motivo essendo distanti dai gusti di tutti i componenti, si è finiti a parlare dei Nirvana.
Io non ho mai amato particolarmente il loro best seller "Nevermind" ma non posso non riconoscere che sia un grandissimo album che ha segnato la sua epoca influenzando buona parte della cultura pop degli anni immediatamente successivi.
L'obiezione che mi è stata fatta è che in realtà l'incidenza del lavoro del produttore è talmente rilevante da renderlo quasi un album del quale sono semplicemente esecutori.
Destino vuole che ho da poco comprato la ristampa di "Revolver" dei Beatles e il parallelo tra i due gruppi mi ha spinto a riflettere su quanto sia stato determinante il contributo di George Martin per la svolta "colta" dei Fab Four, però non ho mai sentito nessuno (e ci mancherebbe) che sostenesse che "Sgt. Pepper's..." fosse un disco di Martin.
Quindi mi sono domandato se sono esistiti produttori, particolarmente ingombranti nel processo creativo e che abbiano effettivamente plasmato la personalità di una band o di un artista tanto da determinare una svolta che altrimenti non sarebbe avvenuta.
Escludo nella maniera più assoluta che sia il caso di George Martin con i Beatles, ma ad esempio il salto da "War" a "Unforgettable Fire" che fecero gli U2 fu enorme ed indubbiamente il suono di Brian Eno è immediatamente riconoscibile.
Avrebbe però senso dire che "Unforgettable Fire" è un album di Brian Eno o forse in alcuni casi si tende a concedere un po' troppo al ruolo del produttore?
Voi avete una vostra opinioni in merito?
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: NitroDrift il 30 Marzo, 2014, 09:50 PM
dipende da quanto " snaturano " l'anima del gruppo ... basta vedere molti dei gruppi che ahimè si sono fatti abbindolare per andare a sanremo snaturando se stessi.. si avranno fatto " successo " .. ma è evidente che è successo dovuto al scendere a compromessi per suonare a sanremo ( esempio che mi viene in mente ora " Le vibrazioni " che nascevano prima come gruppo stile led zeppelin per poi fare del becero pop all'italiana per andare a sanremo.. )
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Vu-meter il 30 Marzo, 2014, 10:29 PM
Secondo me è un'alchimia . Il produttore "era" parte fondamentale in alcuni processi creativi, processi che partono a volte dall'arrangiamento o poco più, ma possono spingersi fino alla composizione dei brani.
Ho scritto "era" perchè penso che sempre più spesso questa figura rimanga quella del produttore esecutivo, ossia colui che rischia i soldi. Nel passato credo che la figura del produttore artistico ( che spesso non coincideva con quella del produttore esecutivo ) avesse una valenza maggiore, mentre nel panorama odierno i produttori e gli uffici AM non sono più a caccia di artisti da plasmare, ma di "pacchetti pronti" per il consumo per cui, anche in campo musicale, sono subentrate delle figure diverse: una sorta di direttore della comunicazione e del marketing.
Prima del processo creativo, questi si occupano di realizzare il pacchetto perfetto per il discografico, che diventa un cliente .

Insomma, ogni cosa si è "evoluta", ma non necessariamente nell'accezione positiva.


Vu :)
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: mimmo il 31 Marzo, 2014, 12:07 AM
Penso che la chiave del discorso sia nel tempo.
Tempo come denaro e quindi canzoni da 3,5 minuti, quindi poco tempo in studio per abbattere i costi, successi effimeri e ascoltatori moderni che si distraggono facilmente per cui musica e artisti da sfruttare come stelle cadenti.

Poi il tempo che passa e ci cambia opinione e così oggi amiamo ciò che domani odieremo, inclusi i gusti e le scelte musicali.

E poi, infine, il tempo per esprimerci. In un assolo, in un testo, in una nota tenuta o un silenzio.
Sono lussi che la società frenetica odierna non vuole e che concede solo ai grandi.

Sono uscito un pò dal tema, ma penso con tristezza che capolavori come "in a gadda da vida" non verranno scritti più per tanto tempo e per chi ha ancora l'ardore e la speranza di diventare qualcuno nel mondo della musica è su questi temi:
tempo-denaro, tempo-velocità, tempo-messaggio, che dovrà scontrarsi con il produttore di turno.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 12:35 AM
Per quanto condivida buona parte delle cose che avete scritto, soprattutto il fatto che la figura del produttore esecutivo e quella del produttore artistico spesso coincidono con tutte le conseguenze del caso, in realtà il mio discorso voleva essere meno impegnativo e limitato all'aspetto artistico.
Fermo restando che io non demonizzo la figura del produttore, che in alcuni casi è stato determinante per trarre il meglio dagli artisti con i quali lavorava e i due citati in precedenza sono esempi indiscutibili, il fulcro della mia domanda è se quello che una band chiede a un produttore è un ruolo marginale oppure se al contrario l'attiva partecipazione è spesso talmente utile ai fini del risultato da essere fortemente incentivata.
Esempio piuttosto lampante è il contributo di "Mutt" Lange a "Hysteria" dei Def Leppard, dove l'iperproduzione strabordante di "orpelli" ha un peso determinante sull'appeal del rock altrimenti piuttosto essenziale della band e si potrebbe fare un discorso simile anche per i già citati Nirvana.
Quindi in questo caso secondo voi, il produttore è responsabile della riuscita dell'album e del conseguente successo oppure è colpevole di aver condotto la band sulla strada del compromesso?
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: mimmo il 31 Marzo, 2014, 07:40 AM
Non ho conoscenze così dettagliate, così non aggiungo altro.
Ciao
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Vu-meter il 31 Marzo, 2014, 09:18 AM
Citazione di: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 12:35 AM

... il fulcro della mia domanda è se quello che una band chiede a un produttore è un ruolo marginale oppure se al contrario l'attiva partecipazione è spesso talmente utile ai fini del risultato da essere fortemente incentivata.


Credo che la band non vorrebbe sentirsi defraudata e penso che nessuno chieda al produttore di più che il mero intervento economico. La maggioranza penso si sentano perfino più artisti di quanto non siano in realtà e quindi presumo possano pensare : "Non toccare la mia musica. Tu caccia il grano e andremo d'accordo" . In realtà poi in molti casi si trovano legati da contratti e documenti legali per cui, come nel caso dei Guns and Roses, furono costretti a stare "in garage" un bel po' di più di quanto avrebbero voluto, visto che il produttore ci lavorò moltissimo e li sgrossò parecchio per prepararli alla grande ruota del business del rock.
Alcuni di loro devono moltissimo o tutto al produttore, in termini di successo economico e notorietà. Non so se sentano però di dovergli qualcosa sul piano artistico, ma forse non gli interessa neanche più, visto il raggiungimento degli obbiettivi in alcuni settori dell loro vita.



Citazione di: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 12:35 AM

Esempio piuttosto lampante è il contributo di "Mutt" Lange a "Hysteria" dei Def Leppard, dove l'iperproduzione strabordante di "orpelli" ha un peso determinante sull'appeal del rock altrimenti piuttosto essenziale della band e si potrebbe fare un discorso simile anche per i già citati Nirvana.
Quindi in questo caso secondo voi, il produttore è responsabile della riuscita dell'album e del conseguente successo oppure è colpevole di aver condotto la band sulla strada del compromesso?


Non conosco il caso e non so davvero dire, secondo le mie malsane teorie (  :roll eyes: ) sopra esposte, è entrambe le cose. Gli artisti hanno la loro "vena", che però spesso non è nè commerciale, nè commerciabile. AL produttore artistico, l'amaro compito di correggere le cose e rendere "il prodotto" un prodotto di massa. Come diceva Mimmo, il tempo è parte preponderante del bilancio di una azienda e la produzione discografica è un'azienda che vive di introiti che devono essere sfruttati velocemente. Poco importa quanto durerà, tanto nel tempo ci sono due possibilità: o la gente dimenticherà in fretta e chiederà altre novità da "divorare", oppure, nella migliore dele ipotesi, l'artista diventarà qualcuno anche sul piano economico ed allora mostrerà il dito medio a chi lo ha "lanciato" per amministrarsi da solo il patrimonio economico ed artistico.
In un vortice del genere, chi ha più tempo da perdere dietro ai capricci di artistoidi che fanno più danno che altro, se lasciati a sè stessi ? Ecco perchè ad oggi gli uffici AM ( quei pochissimi rimasti ) non se ne vanno in giro a caccia di pacchetti da sgrossare, ma di prodotti finiti ..



Vu :)
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: mimmo il 31 Marzo, 2014, 04:59 PM
Vu sono contento che appoggi la visione legata al tempo come variabile imprescindibile, anche se chiaramente il thread è legato a concetti più raffinati e per i quali è necessario possedere una cultura musicale che io purtoppo non ho.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: NitroDrift il 31 Marzo, 2014, 05:10 PM
diciamo che la bravura del produttore secondo me sta nel saper indirizzare il gruppo mantenendone " l'anima " , ora non so se si possa definire produttore ma ad esempio alan parson collaborò molto su alcuni album dei pink floyd e secondo me più che dirgli di cambiare gli ha dato un arricchimento, concedetemi il termine, quindi appunto ha apportato un arricchimento al gruppo senza " snaturarlo " , invece i produttori che vogliono far fare i vestiti bianchi a chi li ha sempre fatti neri sono la rovina dei gruppi e della musica, dal mio punto di vista.. e si se in questo caso il prodotto ha un successo ( daltronde è a questo che puntano in primis quest'ultimi ) è dovuto praticamente solo da lui, il gruppo in questo caso è solo " esecutore "
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Vu-meter il 31 Marzo, 2014, 05:15 PM
Citazione di: NitroDrift il 31 Marzo, 2014, 05:10 PM
diciamo che la bravura del produttore secondo me sta nel saper indirizzare il gruppo mantenendone " l'anima " , ora non so se si possa definire produttore ma ad esempio alan parson collaborò molto su alcuni album dei pink floyd e secondo me più che dirgli di cambiare gli ha dato un arricchimento, concedetemi il termine, quindi appunto ha apportato un arricchimento al gruppo senza " snaturarlo " , invece i produttori che vogliono far fare i vestiti bianchi a chi li ha sempre fatti neri sono la rovina dei gruppi e della musica, dal mio punto di vista.. e si se in questo caso il prodotto ha un successo ( daltronde è a questo che puntano in primis quest'ultimi ) è dovuto praticamente solo da lui, il gruppo in questo caso è solo " esecutore "

Come non quotare ?
Secondo me però Parson partecipò davvero in maniera importante alla linea intrapresa poi dal gruppo. Lui lo fece nel suo settore di azione, il suono; ma per i pink Floyd si può dire che non fosse proprio una parte secondaria.. L'esempio PF probabilmente è il miglior connubio tra band e produttore che ricordi ..


Vu :)
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: NitroDrift il 31 Marzo, 2014, 05:18 PM
ma appunto ha apportato arricchimento ai prodotti , non li ha stravolti sviando la strada presa dal gruppo
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Vu-meter il 31 Marzo, 2014, 05:25 PM
Citazione di: NitroDrift il 31 Marzo, 2014, 05:18 PM
ma appunto ha apportato arricchimento ai prodotti , non li ha stravolti sviando la strada presa dal gruppo

Assolutamente .  :reallygood:
Il suo impatto devo dire che non è stato secondario ed ha una certa percentuale su tutto quello che il gruppo ha sviluppato in seguito.
In un certo senso ha partecipato alla formazione del PF "moderni" , quasi quanto un componente del gruppo e visti i risultati, direi : ottimo lavoro !  :bravo2:

:eheheh:
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: NitroDrift il 31 Marzo, 2014, 05:30 PM
poi è fisiologico che ad un certo punto non si riesca a buttar giu nulla di valido, e sta nel produttore indirizzare nel meglio il gruppo, ma appunto le opzioni prinicipali restano 2 : continuare la strada del gruppo o stravolgerlo completamente..
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 11:43 PM
La collaborazione tra Alan Parson e i Pink Floyd è un esempio perfetto di interscambio di "competenze", tenuto conto che il gruppo ha ricevuto molto in fatto di suoni ma è altrettanto vero che Parson ha avuto l'opportunità di lavorare con una band in una fase particolarmente creativa che deve averlo stimolato e fatto crescere parecchio.
Nell'economia di un disco come "The Dark Side Of The Moon" i suoni hanno avuto un ruolo determinante sia per la riuscita artistica che per il suo successo puramente commerciale.
Se nella percezione dei più Alan Parson è colui che ha concorso a creare il suono dei Pink Floyd e tutto quello che ne è derivato, probabilmente è facile illudersi che il suo apporto formale possa fare miracoli anche quando in realtà c'è poca sostanza e credo che questo sia un po' il motivo per cui dapprima alcuni produttori hanno cominciato a vedersi riconoscere giustamente i loro meriti, ma poco a poco la figura del produttore è diventata non più il professionista che trasforma delle idee "grezze" in prodotti finiti, ma una sorta di mago che crea dal nulla un prodotto commerciale
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Vu-meter il 01 Aprile, 2014, 08:49 AM
Citazione di: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 11:43 PM

Se nella percezione dei più Alan Parson è colui che ha concorso a creare il suono dei Pink Floyd e tutto quello che ne è derivato, probabilmente è facile illudersi che il suo apporto formale possa fare miracoli anche quando in realtà c'è poca sostanza e credo che questo sia un po' il motivo per cui dapprima alcuni produttori hanno cominciato a vedersi riconoscere giustamente i loro meriti, ma poco a poco la figura del produttore è diventata non più il professionista che trasforma delle idee "grezze" in prodotti finiti, ma una sorta di mago che crea dal nulla un prodotto commerciale



:quotonemegagalattico:


:reallygood:


Vu :)
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Stevie J il 22 Febbraio, 2016, 03:41 PM
Spero nel futuro, nel mio piccolo, di arrivare a produrre anche solo un ep in modo serio, con tanto di produttore e tutto, allora potrò assaggiare veramente come sarà lavorare con un'altra persona sulle proprie canzoni.

Secondo me comunque l'impronta del produttore difficilmente potrebbe andare oltre ad un 50-60% sul totale, quando le canzoni di base comunque provengono dalla band, o dell'artista. Al posto di Bob Johnson avremmo potuto mettere chiunque altro a produrre "Blonde on blonde", ma saremmo comunque di fronte a un lavoro di Bob Dylan.

Questi i miei 2  cent.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Max Maz il 22 Febbraio, 2016, 03:58 PM
Probabilmente si, forse no.  :-\
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 22 Febbraio, 2016, 07:09 PM
Citazione di: Stevie J il 22 Febbraio, 2016, 03:41 PM
Secondo me comunque l'impronta del produttore difficilmente potrebbe andare oltre ad un 50-60% sul totale, quando le canzoni di base comunque provengono dalla band, o dell'artista. Al posto di Bob Johnson avremmo potuto mettere chiunque altro a produrre "Blonde on blonde", ma saremmo comunque di fronte a un lavoro di Bob Dylan.

Purtroppo la figura del produttore ha assunto le sembianze del vampiro succhiatalento, ma in realtà un buon produttore è quello capace di individuare le potenzialità e mettere ordine nel confuso mondo dell'artista.
Quando Bob Ezrin aggiunse di nascosto il coro di bambini in "Another Brick in The Wall" lo fece perchè aveva già visto un prodotto finito e non una bozza senza particolari pretese com'era invece per Roger Waters.
In un caso come questo è impossibile non riconoscere al produttore un ruolo fondamentale quasi maggiore di quello dei musicisti stessi.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Cold_Nose il 23 Febbraio, 2016, 02:37 PM
Io considero il produttore un ruolo piuttosto utile per una band musicale. Avere una canzone per le mani non significa nulla se non si ha la minima idea di come poterla arrangiare o arricchire (o impoverire). Quando si ha la fortuna di avere intorno a sé un produttore come quelli che avete citato voi ( ed io potrei aggiungere Sandy Pearlman per i Blue Oyster Cult e Jimmy Page per sé stesso  :D ) per come la vedo io essi hanno tutti il diritto di ritenersi una sorta 5° membro del gruppo. Gli Eagles, per es., non si trovarono bene con Glyn Johns e finirono col trovarsi molto bene con Bill Szymczyk (che non aveva nessuna formazione di base sulla produzione).
Poi, va bene, ai fini commerciali è il nome del gruppo che finisce sulla copertina, ma ciò non diminuisce la valenza di un ottimo produttore. È un'interazione; come fare un film: tu guardi gli attori, ma dietro c'è il lavoro del regista, dello scenografo, del costumista, del direttore della fotografia...
L'idea di farsi manipolare da un produttore non la condivido: si fa manipolare chi vuole essere manipolato.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: AlbertoDP il 23 Febbraio, 2016, 03:46 PM
Citazione di: Moreno Viola il 31 Marzo, 2014, 12:35 AM
Per quanto condivida buona parte delle cose che avete scritto, soprattutto il fatto che la figura del produttore esecutivo e quella del produttore artistico spesso coincidono con tutte le conseguenze del caso, in realtà il mio discorso voleva essere meno impegnativo e limitato all'aspetto artistico.
Fermo restando che io non demonizzo la figura del produttore, che in alcuni casi è stato determinante per trarre il meglio dagli artisti con i quali lavorava e i due citati in precedenza sono esempi indiscutibili, il fulcro della mia domanda è se quello che una band chiede a un produttore è un ruolo marginale oppure se al contrario l'attiva partecipazione è spesso talmente utile ai fini del risultato da essere fortemente incentivata.
Esempio piuttosto lampante è il contributo di "Mutt" Lange a "Hysteria" dei Def Leppard, dove l'iperproduzione strabordante di "orpelli" ha un peso determinante sull'appeal del rock altrimenti piuttosto essenziale della band e si potrebbe fare un discorso simile anche per i già citati Nirvana.
Quindi in questo caso secondo voi, il produttore è responsabile della riuscita dell'album e del conseguente successo oppure è colpevole di aver condotto la band sulla strada del compromesso?

A me Nevermind suona indubitabilmente e al 100% Nirvana. Le canzoni sono troppo caratteristiche per poter essere stravolte da una produzione come quella, nemmeno troppo eccessiva. Che poi, una volta travolto dal successo, Kurt Cobain si sia lamentato del fatto che l'album era troppo "prodotto" e pulito per le masse, per timore di essere considerato "venduto", fa parte anche del carattere di molti musicisti, che devono pararsi il sedere. Da tutto quello che ho letto, risulta che i Nirvana fossero molto felici di come stesse venendo l'album e sapevano benissimo cosa ne sarebbe uscito.

In generale, parlando di produttori che avevano un sound talmente caratteristico da plasmare (quasi) qualsiasi cosa gli capitasse sotto mi viene in mente Phil Spector. Ma questo era possibile anche perché lui stesso scriveva, da solo o con altri, le canzoni e chi le eseguiva era sotto il suo completo controllo.
Quando si è trovato in situazioni diverse, penso a Plastic Ono Band di John Lennon, con un Lennon nel pieno delle sue forze, il suo ruolo è stato praticamente di tecnico del suono.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: robemazzoli il 23 Febbraio, 2016, 04:10 PM
La mia piccola esperienza nel mondo della alternative music degli anni 90, come membro di una band che scriveva brani propri e che ha registrato due album, mi ha fatto circolare nell'ambiente italiano underground per qualche anno, sia come autore che come musicista chiamato a suonare nei dischi di svariate band originarie del territorio marchigiano.

Faccio questa premessa per una ragione molto semplice, perchè sono convinto che la figura del produttore artistico, di colui che "fa" il suono di un disco, sia uno dei tantissimi casi di divismo tipici delle musica pop. Che intendo? Che si è trattata di una moda diffusissima, alimentata dalla stampa specializzata e dal vox pupuli delle band, tendente a iper sopravvalutare queste figure, che spesso non erano neanche capaci di far funzionare un mixer.

Badate bene non mi riferisco a Brian Eno, Alan Parsons etc...questi qua la musica la conoscono e conoscono le tecnologie necessarie a registrarla ed editarla.

Mi riferisco al mito del produttore "che ti fa il suono", che rende speciale il lavoro della band, figura mitica spesso ingaggiata e pagata esclusivamente per soppiantare le paure, le insicurezze e le ingenue speranze di tante band mediocri.

Il suono di una progetto può essere diretto da una figura esterna alla formazione dei musicisti se è un arrangiatore, che prepara le parti e le "ritaglia" sui musicisti, se è un produttore esecutivo che mette insieme artisti e gli commissiona un programma, se decide di far incontrare due i più musicisti i cui stili ritiene possano dar vita ad una nuova alchimia, etc...

Il produttore "mago" è una truffa. Il fonico bravo è fondamentale, più che fondamentale.

Mi scuso se il tono non è gradevole, è che il topic mi ha fatto ritornare in mente delle esperienze del passato!

Abbracci
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: aleroc il 23 Febbraio, 2016, 06:27 PM
Un conto è se si considera la musica elettronica, dove il produttore è quasi tutto, un altro se prendiamo generi più "vecchi" come il rock.

L'album dei Nirvana ha all'interno qualche perla che, a mio avviso, ha qualche punto a sfavore proprio nella produzione ingombrante e ammiccante di Butch Vig.

In pratica con quell'album ha lanciato la sua carriera, e non dico che in molti album il suo stile ci stava bene e ava il sound giusto a molti prodotti, però Smells Like Teen Spirit secondo me avrebbe suonato meglio più grezza.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Seventytwo il 10 Marzo, 2022, 02:20 PM
Ci sono molti casi in cui credo anche che il produttore (inteso come quello che sta dietro il mixer durante la realizzazione di un album) fa relativamente la differenza.
Penso ad esempio a 2 band stranote come Maiden e Metallica che dopo il primo album hanno cambiato l'uomo dietro il mixer.

Sicuramente le sonorità sono cambiate, direi sicuramente migliorate ma, le potenzialità dopo Kill'em all e Iron Maiden erano talmente evidenti che anche continuando con gli stessi credo che avremmo avuto magari suono un  po' meno accattivanti ma lo stesso risultato.
Stiamo parlando di 2 band dove il sergente Harris e la coppia Urlich/Hetfield sapevano farsi rispettare.

Brian Eno rappresenta al meglio la valorizzazione del materiale umano che ti passa per le mani, nel senso che gli U2 sarebbero stata una buona band alternativa degli anni 80, e invece con lui si sono trasformati in un fenomeno mainstream ultradecennale.

Ci sono anche casi opposti.
Guardavo proprio ieri lo special sui Timoria su Sky arte e Omar Pedrini ha spiegato come i Timoria nel 93 avevano a disposizione l'ultima cartuccia con la Poligram (nel senso che aveno già saputo che sarebbe stato l'ultimo album finanziato dall'etichetta).
Stanchi di sentirsi dire "bravi siete bravi però"....hanno deciso di incidere il disco con le sonorità che volevano loro (quindi decisamente più dure delle precedenti) e questo di fatto ne ha decretato il successo (almeno relativamente al mercato italiano).
Cioè hanno fatto quello che solitamente non si fa quando si cerca successo commerciale: doppio album concept e ci hanno messo tutto quello che volevano.
Finalmente sono usciti da quella sorta di anonimato che si avverte nei lavori precedenti.

Quindi di base ci vogliono buone idee, spesso un produttore ha una visione più ampia della situazione, a volte però vale anche il contrario.
Penso anche alla scena ormai celebre del film Bohemian Rhapsody dove Mercury & co decidono di fare di testa loro per la questione singolo, mentre sulla parete del produttore la copertina di Dark side of the moon suonava  come un monito del destino....




Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: robland il 10 Marzo, 2022, 02:54 PM
Sto leggendo l'autobiografia di Ted Templeman ed è molto interessante. Sebbene non veda l'ora di arrivare alla parte in cui lavora con i Van Halen, sto procedendo con calma e me lo sto gustando. Affascinante il racconto dei tempi in cui era un adolescente aspirante musicista ma già molto appassionato di tutto ciò che accade in uno studio di registrazione ed ha l'opportunità di assistere, osservando da un angolino, a una sessione di registrazione di Frank Sinatra, col suo talento e la sua capacità (oltre al prestigio derivante da un successo di quella portata) di dare lui ordini al produttore e ai musicisti dell'orchestra.

L'esempio dei Metallica fatto da Seventytwo è calzantissimo. Mi viene da sottolineare in particolare il momento in cui arriva Bob Rock ed è determinante per la realizzazione del black album che porterà il metal nelle radio e nelle case di persone che fino a quel momento non avevano mai avuto alcun interesse per il genere.

Altro esempio: il passaggio dei Radiohead da Pablohoney a The Bends. Grazie a John Leckie e Nigel Godrich, sono passati da un album in cui sembrano dei bravi artisti amatoriali a una delle band con i brani migliori dell'anno. Merito senz'altro del songwriting più maturo ma anche di arrangiamenti e produzioni di grandissima qualità.
Titolo: Re:"L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 19 Marzo, 2022, 06:44 PM
Citazione di: Seventytwo il 10 Marzo, 2022, 02:20 PM
Ci sono molti casi in cui credo anche che il produttore (inteso come quello che sta dietro il mixer durante la realizzazione di un album) fa relativamente la differenza.
Penso ad esempio a 2 band stranote come Maiden e Metallica che dopo il primo album hanno cambiato l'uomo dietro il mixer.

Sicuramente le sonorità sono cambiate, direi sicuramente migliorate ma, le potenzialità dopo Kill'em all e Iron Maiden erano talmente evidenti che anche continuando con gli stessi credo che avremmo avuto magari suono un  po' meno accattivanti ma lo stesso risultato.
Stiamo parlando di 2 band dove il sergente Harris e la coppia Urlich/Hetfield sapevano farsi rispettare.

Brian Eno rappresenta al meglio la valorizzazione del materiale umano che ti passa per le mani, nel senso che gli U2 sarebbero stata una buona band alternativa degli anni 80, e invece con lui si sono trasformati in un fenomeno mainstream ultradecennale.

Ci sono anche casi opposti.
Guardavo proprio ieri lo special sui Timoria su Sky arte e Omar Pedrini ha spiegato come i Timoria nel 93 avevano a disposizione l'ultima cartuccia con la Poligram (nel senso che aveno già saputo che sarebbe stato l'ultimo album finanziato dall'etichetta).
Stanchi di sentirsi dire "bravi siete bravi però"....hanno deciso di incidere il disco con le sonorità che volevano loro (quindi decisamente più dure delle precedenti) e questo di fatto ne ha decretato il successo (almeno relativamente al mercato italiano).
Cioè hanno fatto quello che solitamente non si fa quando si cerca successo commerciale: doppio album concept e ci hanno messo tutto quello che volevano.
Finalmente sono usciti da quella sorta di anonimato che si avverte nei lavori precedenti.

Quindi di base ci vogliono buone idee, spesso un produttore ha una visione più ampia della situazione, a volte però vale anche il contrario.
Penso anche alla scena ormai celebre del film Bohemian Rhapsody dove Mercury & co decidono di fare di testa loro per la questione singolo, mentre sulla parete del produttore la copertina di Dark side of the moon suonava  come un monito del destino....

Quando alcuni anni fa aprì questo topic, la domanda che mi posi era se la figura del produttore non avesse in alcuni casi modellato un artista o una band in maniera troppo invadente.
Personalmente trovo che talvolta questo incidente si sia verificato e spesso il risultato è stato un album più riuscito e quasi sempre più venduto dei precedenti.
Credo che quando un gruppo, o l'entourage che lo guida, decide di avvalersi delle competenze di un produttore particolarmente in voga, abbia già messo in conto che l'influenza non sarà indolore.
Quando i Metallica scelsero Bob Rock, l'obbiettivo era quello di puntare ad un mercato più ampio, se non proprio quello degli "odiati" Motley Crue e Cult, consapevoli che da soli o con Flemming Rasmussen non ce l'avrebbero fatta.

Per me, senza farne una questione di meglio o peggio, i Metallica del 1991 avevano un componente in più (ma una vena creativa inaridita) e quest'ultimo ebbe un ruolo tutt'altro che secondario.

Il caso dei Maiden è diverso. La scelta di Martin Birch era motivata dal fatto di essere stato il produttore, ma più che altro il tecnico del suono, di una miriade di dischi hard rock tra i preferiti di Steve Harris ed infatti la sua influenza è molto più limitata.

Sulla svolta dei Timoria, credo che si sia trattato di una scelta anche commerciale tanto che il produttore era lo stesso dell'album precedente. Gli anni novanta per il Rock Alternativo (lo chiamavamo così) in Italia furono un ottimo periodo, c'erano C.S.I., Ritmo Tribale, Afterhours, Marlene Kuntz e molti altri gruppi, che vendevano un sacco di dischi.

Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: robland il 27 Marzo, 2023, 11:29 AM
Per chi fosse interessato ad ascoltare uno dei produttori più celebri degli anni Novanta:


P.s. nonché batterista dei Garbage.
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: robland il 09 Marzo, 2025, 05:25 PM
Lettera di Steve Albini ai Nirvana.
Non aggiungo altro perché basta ascoltare il suo pensiero.

Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: elzeviro il 09 Marzo, 2025, 06:21 PM
interessante. bravo Robland.
io però rimango sempre convinto che prima di produzioni, registrazioni, missaggi, equalizzazioni, etc. CONTA LA COMPOSIZIONE MUSICALE IN SENSO STRETTO.
se essa è bella, eclissa anche registrazioni pessime.
primo esempio che mi viene in mente: le registrazioni pessime (dovute naturalmente ai mezzi primitivi e rudimentali di quel tempo) di Arie cantate da Caruso (usate abbondantemente anche in film di successo mondiale come quelli di W. Allen, tipo Match Point): la loro bellezza, merito ovviamente anche del puro talento del cantante, rifulge alla grande lo stesso.
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: elzeviro il 09 Marzo, 2025, 06:28 PM
ovviamente nella musica moderna, specie rock, si può dire che il suono (missaggio, effetti, etc.) è parte integrante della composizione.
come la stessa voce: effettivamente le stesse Arie cantate da altri e non da Caruso sembrano tutt'altre composizioni! e perdono ogni bellezza...
forse quindi mi contraddico: probabilmente la soluzione sta nel valutare il fatto estetico caso per caso... non c'è possibilità di stabilire leggi e regole generali o universali...
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: robland il 09 Marzo, 2025, 08:18 PM
Citazione di: elzeviro il 09 Marzo, 2025, 06:21 PMinteressante. bravo Robland.
io però rimango sempre convinto che prima di produzioni, registrazioni, missaggi, equalizzazioni, etc. CONTA LA COMPOSIZIONE MUSICALE IN SENSO STRETTO.
se essa è bella, eclissa anche registrazioni pessime.

È praticamente quello che dice Albini nella lettera. Anche se non parla di bellezza, quanto di un "prodotto" che rifletta la percezione che la band ha dalla propria musica. Quindi non tanto la bellezza, quanto un prodotto artistico autentico, che restituisca il più fedelmente possibile quello che la band, con l'aiuto del produttore (non in veste di protagonista che condiziona o controlla la band, ma di traduttore da musica live a musica incisa) ha voluto creare. Che ad altri faccia schifo o meno. Rinunciando, come dice lui, a chiamare dei "sicari della musica" che addolciscano il disco e quant'altro pur di creare un prodotta che risponda ad altro che non sia quello che davvero la band vuole.
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Moreno Viola il 09 Marzo, 2025, 10:51 PM
La lettera è molto bella e tra l'altro sembra scritta per rispondere alla mia domanda iniziale...  ;D

La sua visione, oltretutto sostenuta da un'umiltà quasi spiazzante, è quella di chi osserva il proprio mestiere con gli occhi dell'appassionato prima che del professionista.

Il suo obbiettivo non è quello di mettere insieme il prodotto perfetto da vendere a un pubblico più ampio possibile ma, al contrario, quello di supportare il gruppo nella realizzazione dell'idea di partenza che ovviamente lo rappresenta realmente.

Fondamentalmente, mette subito in chiaro che non vuole che il suo apporto sia "ingombrante" e lo sottolinea quando parla del suo compenso e di come percepisca il suo ruolo come quello di un idraulico.

È certamente più probabile che un produttore che ha stipulato un contratto che prevede una percentuale sulle vendite, cercherà di plasmare l'idea del gruppo per renderla appetibile per un pubblico più ampio possibile. 
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: dragon_g il 10 Marzo, 2025, 09:14 AM
Tenente conto che a quei livelli e in quel periodo una band spesso entrava in studio con idee e non con pezzi pronti, dopo 1/2 mesi usciva con i pezzi registrati. A volte non si affittava uno studio ma una location che adibivano a studio per comporre/registrare.
E' chiaro che in contesti di questo tipo l'influenza del producer è molto alta.
Titolo: Re: "L'ingombro" del Produttore
Inserito da: Elliott il 12 Marzo, 2025, 04:58 PM
Citazione di: Moreno Viola il 09 Marzo, 2025, 10:51 PMÈ certamente più probabile che un produttore che ha stipulato un contratto che prevede una percentuale sulle vendite, cercherà di plasmare l'idea del gruppo per renderla appetibile per un pubblico più ampio possibile. 

Io credo che, nel caso specifico, il produttore abbia preso in  mano il disco solamente dopo ossia, quando è arrivato il momento della promozione.

Con ogni probabilità, Kurt avrebbe lanciato come singolo Breed mentre Vig vide che il disco conteneva una hit. La hit giusta, nel momento giusto da lanciare sulla piattaforma giusta: mtv